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L'età Romana

La penetrazione nelle zone del Biellese delle legioni romane avvenne tra il I e il II secolo dopo Cristo e proprio al II secolo risale il reperto archeologico che rappresenta la prima testimonianza di insediamenti umani nel nostro territorio: la lapide del Sagario. Questa lapide fu ritrovata una prima volta, a quanto si sa, alla fine del secolo XVIII, per poi scomparire nuovamente fino al rinvenimento definitivo negli anni Trenta da parte di Mons. Delfino Maggia, Parroco di Lessona, in circostanze a dir poco rocambolesche: la lapide era infatti diventata un coperchio per un tombino di scarico delle acque piovane nella piazzetta antistante la Parrocchia. Ma cosa c’è scritto su questa pietra bianca? “Diis Manibus Quinti Quartii Sagarii Quintia Sextilia coniugi carissimo”: Quinta Sextilia rendeva omaggio ai mani, cioè alle anime dei defunti, del coniuge Quinto Quarzio, di professione Sagario. Questo antico “romano” di Lessona era quindi un fabbricante di saglie, rozze vesti di lana che coprivano i contadini: pare fosse professione esercitata da molti come attestano infatti i numerosi “Sagari” che compaiono in tante altre iscrizioni romane, biellesi e non. Colummella, storico latino, ci tramanda che erano i padroni a provvedere per i loro contadini il “sagum” e che anche i Miliziani portavano una veste analoga. Sembra molto probabile che già nell’età romana, Lessona fosse attraversata dalla Via Lexonasca: nome ricavato già da documenti risalenti al periodo medioevale facenti riferimento a questa strada che, dalle montagne di Mosso e Trivero, raggiungeva la pianura di Montebelluardo, l’odierna Mottalciata. Certamente i viandanti o i soldati che vi transitavano passavano in mezzo alle vigne che sicuramente già esistevano a quei tempi: citazioni viticole e vinicole si trovano infatti già negli scritti di Plinio che fa riferimento all’uva coltivata nella Gallia cisalpina fornendo riferimenti che ben coincidono con la nostra “Spanna”. Risalgono quindi all’età romana sia le testimonianze dirette, quale la lapide del Sagario, sia quelle indirette, le citazioni di storia enologica e viticola, che ci fanno immaginare la Lessona di quei secoli lontani già con le sue vocazioni ben definite: l’agricoltura vinicola e la tessitura.