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Il Millequattrocento

Questo secolo si apre con la prima dichiarazione di fedeltà da parte di Lessona al Duca di Savoia: era il 20 settembre del 1403 e, nel Castello, a quei tempi chiamato anche Ricetto, di Lessona, Perrinus Vineus, figlio di Johanoni di Lessona, Sindaco e Procuratore del paese, dichiara di aver giurato a nome suo e di tutta la Comunità fedeltà ad Amedeo VIII di Savoia, promettendo sui Vangeli che la “città “ sarebbe rimasta fedele suddita dei Savoia anche in futuro. Alla presenza del Notaio Johannes Passalacqua di Biella e dei testimoni: Albertino Passalacqua, Albertino de Lexona, Perrino de Crestino, Johannes Capazeto, tutti di Biella, furono anche stabilite le condizioni di sottomissione: il Duca avrebbe disposto del castello come fosse di sua proprietà e la comunità avrebbe pagato annualmente a lui ed ai suoi eredi, un focaggio, cioè una tassa, che fu poi stabilita in 60 ducati d’oro. In cambio il Duca avrebbe difeso Lessona non abbandonandola né mettendola nella mani di un altro signore. Quindi Lessona entrò a far parte, dall’inizio del XV secolo, del Ducato di Savoia e questa fedeltà fu poi ancora rinnovata molti anni più tardi nel 1474, da Jeronimus, figlio di Galinus de Fancono di Biella e Philipus Farla figlio di Cominus de Lexona, sindaci e procuratori di Lessona. Il 13 febbraio dell’anno 1425, a Morgex, Amedeo Duca di Savoia, promulgò il “Libertates Lexone” cioè la carta di libertà di Lessona: in altre parole il corpo delle leggi che regolavano la vita dei Lessonesi del Quattrocento. Tra queste, oltre alle varie ammende e pene per furti, ruberie, danni alle campagne o evasioni fiscali possiamo leggere che a coloro che facevano strepito o disordine in Chiesa o nel cimitero, mentre in essi si celebravano i riti solenni delle Messe, veniva comminata una pena di 2 soldi mentre erano 12 quelli da pagare da chi mancava rispetto al nome di Dio; oppure che ai Lessonesi fu concesso di “...gestire un macello, in un luogo adatto, ed in esso vendere e comprare carni fresche soltanto per l’uso degli abitanti della medesima città”. Verso la fine di questo secolo, probabilmente dalla frazione Torto, partirono alla volta, dapprima di Treviso e poi di Venezia, i tre fratelli Viano: Albertino, Bernardino e Giovanni, quest’ultimo conosciuto come Giovanni il Rosso. I tre Lessonesi diventarono, loro stessi ed i loro discendenti, tipografi affermati con una indubbia fortuna editoriale proprio nella città lagunare dove l’arte della stampa raggiunse, nel Quattrocento e ancor più nel secolo successivo, uno straordinario sviluppo.