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Villa Corinna

La storia di questa villa attraversa due secoli di vita lessonese; dal 1794, quando venne costruita dai fratelli Dionisio e Felice Beglia con la manodopera di molti contadini lessonesi oppressi dalle guerre e carestie e perciò sollevati dalla miseria con questo lavoro, fino all’ultimo dopoguerra quando ospitò alcuni gruppi di sfollati provenienti dall’Istria. Ma tutta la storia di questa casa si intreccia con molteplici vicende che partendo dalla sua costruzione il cui sovrintendente era l’ultimo dei Baroni Barozzi, ormai in rovina, passa attraverso il periodo più splendente della viticoltura lessonese essendo la “Fattoria Beglia” una se non la più grande azienda vinicola lessonese, fino ad interessare le vicende amministrative del Comune di Lessona e quelle socio politiche delle Leghe dei contadini e della Sezione socialista che caratterizzarono in Lessona i primi venti anni del secolo XX. Durante tutto il 1800 questa casa, che solo successivamente si chiamò Villa Corinna, era dimora di campagna ma soprattutto grande azienda agricola che dava lavoro a decine tra contadini e massari. In essa si producevano quantità di uve impensabili per i nostri tempi nei suoi vigneti: basti ricordare che la vendemmia del 1900 fruttò ben 560 quintali... Dunque la storia di questa casa ben rappresenta, pur senza pretese di esclusiva, la storia della viticoltura lessonese dell’800 e del ‘900. Il nome della villa è da far risalire alla illustre contessa Corinna Beglia, figlia di Roberto Beglia, oriundo di Pettinengo e domiciliato a Vercelli, già sindaco di Lessona, che sposò il Conte Felice Avogadro di Quinto, Comandante della Scuola di equitazione di Pinerolo, creatore della Scuola di equitazione di Tor di Quinto a Roma, carissimo amico del Re Umberto. Dal matrimonio nacque il figlio Casimiro, in memoria del quale dopo la sua morte avvenuta l’11 dicembre 1922, la contessa Corinna costruì e dedicò l’omonima strada che dalla frazione Piccone porta alla borgata Monte proprio dove si trova la villa. La Contessa presa ad occuparsi della tenuta di Lessona dopo la morte del padre avvenuta in 16 febbraio 1897 e proprio negli anni dal 1900 al 1920 fu protagonista, a volte diretta a volte indiretta, di molte vicende che riguardavano il lavoro dei braccianti agricoli a Lessona con i suoi risvolti sindacali e le lotte con la Lega contadini, oppure la storia quasi secolare della costruzione di una strada che collegasse il Monte con la pianura della Ratina che tante liti portò in Comune e che coinvolse il Partito socialista con la sua forte rappresentanza lessonese. Storia culminata proprio con la costruzione della strada intitolata al figlio Casimiro.